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Impresa & Finanza

Economia, finanza e tecnologia. Le conseguenze sulle imprese e sulla società.

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L’oro nascosto dell’AI

Paola Portuese

Il boom dell’intelligenza artificiale non sta arricchendo soltanto chi progetta chip, sviluppa modelli linguistici o gestisce grandi piattaforme tecnologiche. Una parte crescente del valore si sta spostando molto più indietro nella catena produttiva, verso imprese industriali che fino a pochi anni fa difficilmente sarebbero state associate all’AI: produttori di guide metalliche, micro-punte, valvole per il vuoto, connettori, componenti ceramici, sistemi di raffreddamento.

È il fenomeno raccontato da Bloomberg con un’immagine efficace: ‘come se piovesse oro’.

Uno dei casi più sorprendenti è quello della taiwanese King Slide Works. Fondata nel 1986, produceva originariamente maniglie e guide per mobili. Con il tempo si è spostata verso le guide ad alta precisione utilizzate nei rack dei server. Un prodotto apparentemente banale, diventato invece essenziale quando nei data center devono essere movimentati sistemi pesanti, costosi e sempre più densi di GPU. Dalla nascita di ChatGPT la capitalizzazione di King Slide è cresciuta di oltre il 3.000%, fino a circa 43 miliardi di dollari; Bloomberg stima il patrimonio del fondatore Lin Tsung-chi intorno ai 19 miliardi.

Ancora più emblematico il caso della cinese Guangdong Dtech. Non produce semiconduttori: produce le minuscole punte utilizzate per forare i circuiti stampati. Ma i PCB dei server AI diventano sempre più complessi, multistrato e difficili da realizzare. La richiesta di utensili ad altissima precisione è quindi aumentata insieme alla potenza di calcolo. Dtech è diventata il maggiore produttore mondiale di queste micro-punte per volume di vendita e il patrimonio del fondatore Wang Xin è arrivato, secondo Bloomberg, intorno ai 12 miliardi di dollari.

SocietàPaeseIl componente ‘invisibile’Perché l’AI lo rende strategico
King Slide WorksTaiwanGuide per rack e serverServer più pesanti e ad alta densità richiedono sistemi meccanici di precisione
Guangdong DtechCinaMicro-punte per PCBCircuiti AI più complessi richiedono quantità crescenti di microforature
VAT GroupSvizzeraValvole per ultra-alto vuotoLa produzione dei chip avanzati richiede processi di deposizione e incisione sotto vuoto
Chaozhou Three-CircleCinaCeramiche e componentistica elettronicaAumentano potenza, densità e necessità di componenti passivi ad alte prestazioni
LOTESTaiwanSocket e connettoriPiù GPU, memoria e banda significano più interconnessioni ad alta velocità
Vertiv / AmphenolUSARaffreddamento, alimentazione, cavi e connettoriIl limite dei data center non è più soltanto il chip: sono energia, calore e trasmissione dei dati

Il caso europeo più interessante è forse VAT Group. L’azienda svizzera detiene circa il 71% del mercato delle valvole per il vuoto destinate ai semiconduttori e applicazioni collegate. Nel 2025 le vendite sono salite del 14% e la stessa società collega le prospettive di crescita del 2026 all’espansione della capacità produttiva necessaria per AI, logica avanzata e memorie HBM.

La catena è semplice solo in apparenza:

più AI → più capacità di calcolo → più chip → più fabbriche di semiconduttori → più macchinari → più sistemi sotto vuoto → più valvole.

Il valore economico può quindi distribuirsi in quattro o cinque passaggi prima del prodotto che il consumatore vede – e compra -.

Vale persino per TOTO, conosciuta soprattutto per i sanitari giapponesi. Conosciuta per i ‘WC-astronave’ utilizza le proprie competenze nella ceramica avanzata per produrre componenti destinati alle macchine che fabbricano semiconduttori per l’IA. È quasi una caricatura del fenomeno, ma ne rappresenta bene la logica.

Bloomberg stima che i principali azionisti di almeno sette imprese industriali finite dentro questa nuova corsa all’AI abbiano accumulato complessivamente oltre 62 miliardi di dollari di ricchezza.

Ed è probabilmente questo il dato più interessante per chi osserva l’economia, non soltanto la Borsa.

Nella prima fase del boom il mercato ha premiato soprattutto Nvidia, i produttori di semiconduttori e le Big Tech. Ora gli investimenti stanno facendo emergere un secondo livello: i colli di bottiglia fisici dell’intelligenza artificiale.

Energia, raffreddamento, memoria, fibra ottica, connettori, trasformatori, componenti meccanici e materiali avanzati diventano tanto più preziosi quanto più rapidamente vengono costruiti i data center.

È la vecchia storia dei picks and shovels: durante la corsa all’oro non necessariamente si arricchisce soltanto chi trova l’oro. Spesso guadagna molto anche chi vende pale e picconi.

Per questo il segnale da osservare nei prossimi mesi non è soltanto quanto spenderanno Microsoft, Meta, Amazon o Google. È dove quella spesa finirà.

Se continuerà a propagarsi verso manifattura, energia, reti e componentistica industriale, il boom dell’AI avrà compiuto un passaggio importante: da fenomeno prevalentemente tecnologico e finanziario a vero ciclo di investimento industriale.

E a quel punto, per capire chi guadagnerà dalla prossima fase dell’intelligenza artificiale, potrebbe essere più utile guardare una fabbrica di valvole o di guide metalliche che l’ennesimo chatbot.