Quando si parla di Moody’s il pensiero corre immediatamente ai rating sul debito sovrano, alle lettere che misurano l’affidabilità degli Stati e ai giudizi capaci di muovere i mercati. Eppure il gruppo americano svolge un altro mestiere, molto meno conosciuto dal grande pubblico: raccogliere, organizzare e collegare enormi quantità di informazioni sulle imprese. Ed è in questa veste che Moody’s entra in Arachne+, lo strumento europeo di data mining e valutazione del rischio utilizzato per la tutela dei fondi dell’Unione.
Arachne+ combina infatti due categorie di informazioni. Da una parte ci sono i dati operativi trasmessi dalle amministrazioni nazionali e dai servizi europei: beneficiari dei finanziamenti, contraenti, subcontraenti, partner di progetto, titolari effettivi, contratti e flussi finanziari. Dall’altra intervengono fonti informative esterne.
La Commissione europea indica esplicitamente Moody’s Analytics come provider esterno attraverso il quale Arachne+ accede a Orbis e World Compliance.
Ed è qui che il sistema cambia dimensione.
Una gigantesca mappa delle imprese
Orbis è una banca dati societaria globale. Secondo Moody’s contiene informazioni su oltre 635 milioni di società ed entità e integra dati provenienti da più di 170 provider. Ma soprattutto ricostruisce strutture societarie, partecipazioni e catene proprietarie: il database comprende oltre 2 miliardi di collegamenti proprietari e consente di individuare anche i beneficial owners, i titolari effettivi.
Arachne+ può quindi partire dall’informazione amministrativa – ad esempio l’impresa che ha ottenuto un contratto finanziato con risorse europee – e arricchirla con informazioni sulla sua struttura societaria, sugli azionisti, sugli amministratori, sui dati finanziari e sul titolare effettivo.
A questa fotografia si aggiunge World Compliance. La Commissione indica tra le informazioni utilizzabili i profili delle persone politicamente esposte (PEP), i loro familiari e soggetti collegati, le liste delle sanzioni, le informazioni provenienti dalle autorità di regolazione e controllo e le segnalazioni provenienti da fonti giornalistiche e informative su possibili fattori di rischio.
Dal dato alla relazione
Il vero valore di Arachne+, però, non consiste nell’accumulare informazioni. Consiste nel metterle in relazione.
La Commissione spiega che il sistema utilizza un entity-relationship model: i dati forniti dagli Stati membri vengono associati e arricchiti con quelli delle fonti esterne, per poi essere sottoposti a indicatori di rischio predefiniti. Il risultato è un risk score riferibile a progetti, contratti, beneficiari o altre entità.
Significa passare dalla domanda «chi ha ricevuto questi soldi?» a domande molto più interessanti: chi controlla realmente quella società? A quali altre imprese è collegato? Gli stessi soggetti ricompaiono in altri contratti? Esistono relazioni societarie o personali che meritano un approfondimento?
Non è più soltanto controllo documentale. È analisi delle relazioni.
E occorre evitare un equivoco: non è Moody’s ad attribuire il punteggio Arachne+. Moody’s fornisce parte dell’intelligence esterna; è Arachne+ a incrociare i dati e applicare i propri indicatori. Inoltre, un indicatore elevato non dimostra l’esistenza di una frode: la stessa Commissione precisa che lo strumento serve a supportare decisioni e controlli basati sul rischio e non produce decisioni automatiche.
La differenza non è secondaria.
Per decenni il controllo amministrativo-contabile è stato costruito soprattutto intorno ai documenti. Con strumenti come Arachne+ il documento rimane, ma intorno ad esso compare una rete di persone, società, partecipazioni e interessi.
Moody’s, quella che conosciamo per le lettere del rating, in questo caso non dà voti. Aiuta Arachne+ a vedere la rete.


