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Impresa & Finanza

Economia, finanza e tecnologia. Le conseguenze sulle imprese e sulla società.

Impresa

Banche e credito

Paola Portuese

Il primo segnale arriva dal mercato del credito, spesso meno rumoroso della Borsa ma più vicino al costo reale del denaro. Oggi Bloomberg segnala che gli spread sul credito globale si stanno allargando con un’intensità che non si vedeva da marzo: dopo mesi di emissioni record e maxi-operazioni, gli investitori stanno tornando a chiedere un premio maggiore per finanziare imprese e grandi progetti. È un segnale del cambiamento in corso. Se il rendimento dei titoli governativi resta elevato e, sopra quel rendimento, cresce anche il premio per il rischio societario, il costo effettivo del debito sale su entrambe le sue componenti: aumenta il rendimento di base e aumenta il premio richiesto per il rischio societario. Il credito non si è fermato, ma ha smesso di sembrare innocuo.

Il passaggio successivo è il mercato obbligazionario. Il Financial Times, in data 1.10.2026, ha descritto l’ondata di vendite che ha portato il Treasury decennale americano fino al 5,34%, massimo dal 2002, trascinando verso l’alto anche i rendimenti di Francia, Italia e Regno Unito. Sul fondo resta un’inflazione energetica che non dipende più soltanto dalla disponibilità di greggio. Raffinazione, assicurazioni, noli, rotte più lunghe, protezione militare e scarsità di prodotti raffinati continuano ad avere un costo. Reuters oggi segnala che il Brent è tornato sotto i 100 dollari anche dopo le indiscrezioni su possibili ulteriori rilasci europei di scorte di greggio e diesel. Ma il rischio geopolitico non è scomparso. Raffinazione, assicurazioni, noli, rotte più lunghe, protezione militare e disponibilità ancora ridotta di prodotti raffinati continuano ad avere un costo. Ripristinare i barili non significa ripristinare il prezzo economico precedente alla crisi. Ed è questo che i bond stanno cercando di incorporare.

Il dato sul lavoro negli USA di oggi riduce sensibilmente lo spazio per un altro rialzo della Fed già nella riunione del 27-28 ottobre. I numeri di settembre sono decisamente deboli:

  • +29.000 occupati non agricoli, contro circa 84-90.000 attesi;
  • disoccupazione salita dal 4,1% al 4,2%;
  • salari medi: appena +0,1% mensile e +3,0% annuo;
  • inoltre luglio e agosto sono stati rivisti complessivamente al ribasso di 60.000 posti; agosto passa da +162.000 a +133.000, mentre luglio diventa addirittura -10.000.

Si rafforza l’idea di un mercato del lavoro ormai in modalità low hiring, low firing: pochi licenziamenti, ma anche pochissime nuove assunzioni.

USA ed Eurozona: due rischi, due banche centrali

La divergenza tra Stati Uniti ed Eurozona torna a essere un segnale da seguire. Negli USA il mercato del lavoro sta perdendo velocità: per la Federal Reserve aumenta quindi il costo di un nuovo rialzo troppo ravvicinato, perché una stretta ulteriore potrebbe trasformare il rallentamento delle assunzioni in una debolezza più ampia della domanda. Nell’Eurozona accade quasi il contrario: l’inflazione torna a salire e mantiene la BCE sotto pressione, anche se economia e mercato obbligazionario rendono più difficile stringere ancora.

Non è possibile affermare che la Fed può permettersi di attendere mentre la BCE potrebbe dover continuare a stringere. È che le due banche centrali stanno reagendo a rischi differenti — e partendo, soprattutto, da livelli del costo del denaro già molto diversi.

Segnale da controllareStati UnitiEurozona
Cosa sta cambiandoIl mercato del lavoro rallentaL’inflazione torna ad accelerare
Rischio dominanteFrenare troppo occupazione e domandaLasciare che lo shock energetico diventi inflazione persistente
Pressione sulla banca centraleMaggiore prudenza sui nuovi rialziSi riduce lo spazio per lasciare invariati i tassi
Cosa osservare oraOccupazione, salari e consumiEnergia, core inflation, salari e servizi
Segnale sui tassiIl livello già elevato dei tassi consente alla Fed di attendereLa BCE potrebbe avere sempre meno spazio per mantenere il costo del denaro su livelli relativamente contenuti
Per le impreseIl rischio di nuova stretta si attenua, ma il costo del denaro resta elevatoAumenta il rischio che il credito diventi più caro rispetto agli attuali livelli europei

Per le imprese europee questa divergenza conta più della semplice direzione dei mercati. Il punto di partenza è già molto diverso: il tasso di policy della Fed è al 3,75-4,00%, mentre il tasso BCE sui depositi è al 2,50%. La Fed può quindi permettersi di interrogarsi su quanto a lungo mantenere questo livello; la BCE deve invece chiedersi quanto ancora possa conservare un differenziale così ampio mentre l’inflazione dell’Eurozona torna verso il 4%. Se l’inflazione europea continuerà ad accelerare, la divergenza potrebbe quindi ridursi non perché gli Stati Uniti aumenteranno ancora il prezzo del denaro, ma perchè l’Europa potrebbe essere costretta a ridurre almeno in parte quel differenziale.

La trasformazione industriale europea

Nel frattempo cambia anche l’industria europea. La Germania conserva una densità di robot industriali tra le più elevate al mondo e anche altri Paesi europei partono da una base tecnologica non irrilevante. Per capire se l’Europa si stia deindustrializzando è indispensabile distinguere le  imprese che stanno perdendo capacità produttiva da quelle che, invece, stanno cambiando il modello di produzione. La selezione sarà dura, ma la fabbrica del futuro potrebbe produrre meno ‘ferro’ visibile e molto più capitale tecnologico incorporato.

È qui che entra Nvidia. La questione non è tanto se i suoi ricavi siano ‘finti’. È capire quanto della straordinaria crescita degli ordini sia sostenuta da domanda finale già esistente e quanto invece dalla crescente architettura finanziaria costruita attorno all’espansione dell’AI. Chip, data center e capacità di calcolo richiedono capitali enormi; sempre più spesso produttori, fondi, banche e veicoli finanziari aiutano i clienti a comprare proprio l’infrastruttura che alimenta i ricavi dei fornitori. È un meccanismo perfettamente legittimo, ma rende più difficile distinguere la domanda economica finale dalla domanda resa possibile dal finanziamento. Bloomberg mette in evidenza proprio questa rete di interdipendenze tra produttori di tecnologia, sviluppatori di AI e finanziatori e il rischio che eventuali delusioni sulla domanda si propaghino lungo la catena.

Il valore del capitale umano: le Skills Olympics di Shanghai

La Cina, intanto, lavora su un altro capitale: quello umano. Alle Skills Olympics di Shanghai non si limita a vincere le gare: porta dentro la competizione anche le proprie tecnologie e i propri standard. Aziende cinesi hanno fornito attrezzature utilizzate in prove che vanno dalla panificazione alla tecnologia ferroviaria e alla manutenzione aeronautica; nel nuovo evento dedicato alla manutenzione dei veicoli ferroviari, in particolare, la competizione adotta integralmente standard tecnici cinesi. È il passaggio da learner of the rules a rule-maker: chi forma i tecnici, costruisce le macchine e contribuisce a definire le procedure finisce anche per orientare il mercato.

Il contrasto con l’Europa è forte. Mentre la Cina investe nella competenza pratica come infrastruttura industriale — saldare, programmare, riparare, mantenere sistemi complessi — l’Europa discute di ciò che teme di perdere. Il capitale umano, nel frattempo, non aspetta. La differenza non riguarda soltanto la quantità di capitale investito, ma ciò che un sistema economico sceglie di trasformare in capitale: competenze tecniche, procedure, standard e capacità produttiva. Quando competenze, tecnologia e regole cominciano a muoversi nella stessa direzione, la formazione professionale smette di essere soltanto politica del lavoro e diventa politica industriale.

Le banche europee

Il 1° ottobre il comparto bancario europeo ha perso circa il 3,7%, il peggior calo giornaliero da marzo. Può sembrare un paradosso: tassi più alti, in teoria, dovrebbero favorire i margini di interesse. Funziona finché il rialzo è graduale e l’economia regge. Quando invece i rendimenti salgono rapidamente, cambia tutto. Le obbligazioni già in portafoglio perdono valore di mercato, il costo della raccolta aumenta, famiglie e imprese tendono a chiedere meno credito e cresce il rischio che una parte dei debitori faccia più fatica a rimborsarlo. Bloomberg, in data 1.10.2026, osserva che costi di finanziamento più elevati, rendimenti in aumento e timori sul credito stanno già comprimendo le aspettative di redditività delle banche.

In Italia il BTP decennale, dopo aver toccato in mattinata il 4,70%, è ridisceso verso il 4,64-4,66%, mentre lo spread BTP-Bund ha mostrato una forte volatilità: è salito fino a 126 punti base in apertura, massimo dall’aprile 2025, per poi rientrare nell’area 118-120 punti. Il movimento è stato amplificato anche dalla maggiore domanda di Bund tedeschi, il cui rendimento è sceso più rapidamente rispetto a quello italiano.

E alla fine il cerchio torna all’AI. Nvidia sta contribuendo a costruire una nuova finanza dell’infrastruttura tecnologica: partnership con grandi investitori, finanziamenti ai clienti, chip trasformati in asset da collocare in veicoli e da rifinanziare. Bloomberg oggi ricorda che Nvidia ha annunciato in agosto una partnership con sei grandi gruppi finanziari destinata a mobilitare oltre 500 miliardi di dollari per l’espansione dell’AI, anche aiutando i clienti a finanziare l’acquisto dei propri chip. Non significa automaticamente domanda artificiale, ma crea una domanda fondamentale: quanto dell’investimento continuerà a esistere quando dovrà essere sostenuto dai flussi di cassa prodotti dall’AI e non più soltanto dalla disponibilità di capitale?

Anthropic mostra l’altra faccia della stessa corsa. Reuters, in data 28.9.2026, riferisce che nel 2025 i ricavi sono saliti a quasi 4,6 miliardi di dollari, mentre la perdita operativa ha superato gli 8 miliardi. Il dato più importante, però, è la scala degli impegni futuri: 518 miliardi di dollari per cloud, capacità di calcolo e infrastrutture. La perdita netta è molto più elevata, ma è fortemente influenzata da componenti contabili legate ai precedenti finanziamenti e per questo è meno utile, da sola, per leggere l’andamento operativo dell’impresa.

La domanda, allora, non è più soltanto quanto crescerà l’AI. È quanto profitto e quanta cassa dovranno essere prodotti domani per remunerare il capitale mobilitato oggi. Se Anthropic dovesse arrivare sul mercato con una valutazione superiore ai 2.000 miliardi di dollari, come prospettato in vista dell’IPO, non basterà diventare una grande impresa tecnologica: serviranno, a regime, decine di miliardi di utili e flussi di cassa ricorrenti. Perché prima o poi anche l’innovazione incontra il bilancio.

Il denaro, dunque, non è tornato semplicemente ad avere un prezzo. Sta diventando il criterio con cui il mercato distingue ciò che può crescere da ciò che deve ancora dimostrare di poter ripagare il capitale ricevuto. E questa volta, nel conto, entrano anche le banche.

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Il costo del credito è un dato di mercato. La leva finanziaria, invece, è un dato dell’impresa.

A parità di tassi, infatti, due aziende possono trovarsi in condizioni completamente diverse a seconda del peso del debito, della capacità di generare margini e dello spazio disponibile per assorbire un aumento degli oneri finanziari.

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