Vai al contenuto
Impresa & Finanza

Economia, finanza e tecnologia. Le conseguenze sulle imprese e sulla società.

Impresa

Energia, elettrificazione e reti 2026-2030: le nuove arene della competizione globale

Paola Portuese

Nel lessico del McKinsey Global Institute, le arenas of competition non sono semplicemente settori in crescita: sono industrie che concentrano una quota sproporzionata della crescita economica e nelle quali le quote di mercato cambiano mano con velocità eccezionale. Sono i campi dove si rimescolano gerarchie, margini, investimenti e leadership industriali. È una chiave di lettura utile anche per capire dove si giocherà la partita energetica dei prossimi anni.

Lo studio McKinsey,🔗, del 23/10/2024, individua 12 ‘arene attuali’ emerse tra il 2005 e il 2020 e 18 ‘arene future’ che, nel loro insieme, potrebbero generare tra 29.000 e 48.000 miliardi di dollari di ricavi entro il 2040, con profitti compresi fra 1.900 e 6.100 miliardi. Il loro peso sul PIL globale potrebbe passare dal 4% del 2022 al 10-16% nel 2040. Una parte crescente della creazione di valore mondiale si concentrerà quindi in pochi ecosistemi tecnologici e industriali ad altissima intensità competitiva.

McKinsey mostra anche per quali motivi queste arene contino più dei settori tradizionali. Tra il 2005 e il 2020 le arene già emerse hanno registrato una crescita media dei ricavi del 10% annuo, contro il 4% degli altri comparti, e hanno triplicato la loro incidenza sul PIL equivalente del campione analizzato, dal 3% al 9%. Ancora più significativo è il salto nella quota di profitto economico: dal 9% del 2005 al 49% del 2019. In parallelo, hanno assorbito una quota crescente di investimenti in R&S e favorito l’ascesa di nuovi entranti e giganti globali.

La tesi centrale del rapporto è che le arene nascono quando si combinano tre ingredienti: un salto tecnologico o di modello di business, investimenti che aumentano qualità e scala insieme, e un mercato indirizzabile grande o in rapida espansione. È la formula magica che ha già trasformato cloud, e-commerce, semiconduttori ed elettrico, e che ora torna a manifestarsi in alcuni snodi decisivi della transizione energetica.

Non a caso, tra le arene del domani McKinsey colloca direttamente veicoli elettrici, batterie e fissione nucleare, mentre inserisce tra le aree ‘quasi emergenti’ idrogeno pulito, materiali low-carbon, infrastrutture e tecnologie per le rinnovabili e combustibili sostenibili. La transizione energetica non viene descritta come un semplice aggiustamento regolatorio o ambientale, ma come una nuova frontiera della competizione industriale globale, in cui domanda, catena di approvvigionamento, capitale e innovazione si concentreranno sempre di più.

Le stime di McKinsey sono piuttosto persuasive. Entro il 2040 il mercato dei veicoli elettrici potrebbe valere tra 2.500 e 3.200 miliardi di dollari di ricavi; quello delle batterie tra 810 e 1.100 miliardi; quello della fissione nucleare tra 65 e 150 miliardi. Inoltre, il rapporto sottolinea che la spinta alla decarbonizzazione può modificare in profondità domanda elettrica, mix energetico e livello degli investimenti, perché l’elettrificazione di trasporti, industria e climatizzazione sposta il baricentro dell’intero sistema energetico verso la rete elettrica.

È qui che il collegamento con le analisi più recenti dell’International Energy Agency diventa decisivo. Nel suo scenario aggiornato al 2030, l’IEA rileva che la domanda mondiale di energia continua a crescere, ma sempre più trainata dall’elettricità: nel 2024 l’aumento dei consumi energetici globali è stato superiore alla media e la crescita è stata guidata soprattutto dal settore elettrico, spinta da raffrescamento, industria, trasporti elettrificati, data center e intelligenza artificiale. Quasi tutto l’incremento della domanda elettrica è stato coperto da fonti a basse emissioni, in primo luogo fotovoltaico, altre rinnovabili e nucleare.

La nuova competizione non riguarda più soltanto quanta energia produrre, ma come produrla, distribuirla e renderla disponibile in tempi compatibili con la crescita dei consumi. Secondo Renewables 2025, la generazione da fonti rinnovabili salirà del 60% fra 2024 e 2030, passando da 9.900 a 16.200 TWh. Le rinnovabili sono attese superare il carbone fra la fine del 2025 e, al più tardi, la metà del 2026, arrivando al 43% della generazione elettrica mondiale nel 2030 e coprendo oltre il 90% della crescita della domanda elettrica globale nel periodo 2025-2030. Nello stesso orizzonte, l’IEA segnala però che il sistema non diventerà automaticamente ‘post-fossile’. Il gas naturale è destinato a crescere ancora in alcuni mercati elettrici, mentre il carbone, pur perdendo terreno, non uscirà di scena di colpo: la domanda globale di carbone è prevista sostanzialmente in plateau, con un lieve calo entro il 2030, e la generazione elettrica da carbone dovrebbe scendere sotto i livelli del 2021 entro fine decennio. In parallelo, l’output nucleare ha già toccato nuovi record e, insieme alle rinnovabili, dovrebbe arrivare a coprire il 50% dell’elettricità globale entro il 2030.

Se si guarda all’Europa, il quadro è altrettanto istruttivo. Nell’Electricity 2026, l’IEA stima che i consumi elettrici dell’Unione europea, dopo il rimbalzo del 2024 e del 2025, aumenteranno di circa 300 TWh nei prossimi cinque anni. A trainare la crescita saranno soprattutto gli edifici, grazie a raffrescamento, pompe di calore e data center, mentre il trasporto elettrico aggiungerà oltre 100 TWh entro il 2030. È la conferma che la domanda energetica futura non crescerà in modo uniforme: si elettrificherà, si digitalizzerà e si concentrerà in nodi infrastrutturali specifici.

Ma proprio qui emerge il fattore critico di successo più serio – e probabilmente sottovalutato -: le reti. L’IEA avverte che oltre 2.500 GW di progetti rinnovabili, grandi carichi e sistemi di accumulo sono oggi bloccati nelle code di connessione. Per soddisfare la domanda elettrica fino al 2030 servirà aumentare di circa il 50% gli investimenti annuali nelle reti rispetto agli attuali 400 miliardi di dollari. E, nel breve termine, riforme regolatorie e tecnologie di rete potrebbero liberare capacità sufficiente per connettere 1.200-1.600 GW di progetti oggi in attesa.

È esattamente su questo punto che McKinsey e IEA finiscono per convergere. McKinsey dice che le nuove arene nascono dove c’è un salto tecnologico, una corsa agli investimenti e un mercato enorme in formazione; l’IEA mostra che elettrificazione, rinnovabili, batterie, data center, pompe di calore, mobilità elettrica e nucleare stanno effettivamente creando una nuova geografia della domanda e dell’offerta di energia. La conclusione è che la transizione non sarà lineare né ordinata: sarà una competizione per infrastrutture, tecnologie, materiali critici, capacità produttiva e tempi di esecuzione.

Per imprese, investitori e policy maker, il punto non è soltanto prevedere quale fonte vincerà, ma capire quali filiere entreranno davvero in una logica da arena. Oggi gli indizi più forti portano a elettrico, batterie, software, semiconduttori, cybersecurity e, con crescente evidenza, all’infrastruttura energetica che rende possibile l’elettrificazione. Perché nel nuovo ciclo competitivo globale non vincerà solo chi produrrà più energia pulita, ma chi saprà integrarla meglio, distribuirla più velocemente e trasformarla in vantaggio industriale stabile.