Per molti anni il contabile tradizionale ha rappresentato una figura essenziale nella vita delle imprese. Era il custode dell’ordine amministrativo, il tecnico capace di trasformare fatture, ricevute, movimenti bancari e scadenze fiscali in una rappresentazione leggibile dell’attività economica. Il suo strumento simbolico era Excel: non soltanto un programma, ma quasi un linguaggio professionale. Saper costruire un foglio complesso, incrociare dati, impostare formule, produrre prospetti, riconciliare conti, preparare report periodici significava possedere una competenza concreta, monetizzabile, riconosciuta.
Quel mondo, però, sta cambiando con una rapidità che molte professioni intellettuali faticano ancora ad ammettere. L’intelligenza artificiale, e in particolare gli agenti IA integrati nei software d’ufficio e nei gestionali, sta abbassando drasticamente la soglia d’accesso a competenze che fino a pochi anni fa richiedevano esperienza, metodo e formazione. Oggi molte operazioni che prima giustificavano ore di lavoro — riordinare dati, costruire tabelle, individuare anomalie, generare formule, sintetizzare andamenti, trasformare un file grezzo in un report — possono essere svolte da strumenti accessibili con un abbonamento mensile relativamente modesto.
Non si tratta più soltanto di ‘automazione’ nel senso classico. Non siamo davanti a un software rigido che esegue comandi predefiniti. Gli agenti IA dialogano, interpretano richieste formulate in linguaggio naturale, propongono strutture di analisi, correggono errori, generano modelli e spiegano i risultati. Il valore professionale di chi ‘sapeva usare bene Excel’ viene così ridimensionato. Non azzerato, ma certamente svalutato. La competenza tecnica intermedia, un tempo rara, diventa più comune perché incorporata nello strumento.
Il settore contabile lo sta già riconoscendo. CPA.com[1], nel suo rapporto 2025 sull’intelligenza artificiale nella contabilità, sotto riportato, descrive una professione passata dalla fase sperimentale a quella dell’adozione strutturale, con l’IA impiegata nei workflow, nella ricerca, nell’audit e nelle attività ripetitive. Anche l’ACCA[2] segnala che l’IA sta spostando il lavoro dei contabili dall’esecuzione ripetitiva al supporto decisionale, pur richiedendo ancora supervisione umana nei passaggi critici.
La conseguenza economica è evidente: se una parte crescente del lavoro può essere prodotta da strumenti a basso costo, quella parte diventa più difficile da fatturare. Il cliente, o il datore di lavoro, sarà sempre meno disposto a pagare molto per attività che l’IA può svolgere in pochi minuti. Rimane monetizzabile la parte alta della professione: l’interpretazione dei dati, la consulenza, la capacità di trasformare i numeri in decisioni. Il contabile del futuro non sarà remunerato perché compila prospetti, ma perché sa dire che cosa significano; non perché organizza una tabella, ma perché capisce quale informazione economica quella tabella contiene; non perché produce il bilancio, ma perché sa leggerne le tensioni, i rischi, le opportunità.
Sopravvive e si rafforza quindi il contabile capace di diventare consulente. Si indebolisce invece il contabile-esecutore, il professionista o impiegato che fondava il proprio valore sulla gestione ordinata di procedure e fogli di calcolo. L’IA non elimina la contabilità, ma riduce il prezzo del lavoro contabile standard.
La stessa dinamica riguarda le professioni giuridiche e forensi. Anche qui esisteva una rendita fondata sul linguaggio tecnico: redigere lettere, bozze di contratti, diffide, pareri preliminari, atti standardizzati. Oggi l’IA generativa produce testi giuridici plausibili, organizza argomentazioni, riassume sentenze, confronta clausole, propone strutture di memoria. Il rapporto 2025 di Thomson Reuters sulla GenAI nei servizi professionali[3] rileva che l’adozione dell’IA riguarda ormai diritto, fiscalità, contabilità, audit, rischio e pubblica amministrazione, con aspettative crescenti di integrazione nei flussi di lavoro.
Anche nel diritto, però, non tutto viene sostituito. La macchina può scrivere una bozza, ma non assumersi la responsabilità strategica di una causa. Può proporre un contratto, ma non valutare pienamente il contesto negoziale, reputazionale, giudiziario e umano in cui quel contratto sarà usato. Anzi, i casi recenti di uso improprio dell’IA negli atti giudiziari mostrano che il controllo professionale resta indispensabile: la Federal Court australiana ha introdotto linee guida severe dopo episodi di citazioni inesistenti prodotte da strumenti generativi[4].
Il punto, dunque, non è la scomparsa immediata di contabili, commercialisti, giuristi o avvocati. Il punto è la svalutazione del lavoro intermedio, sia impiegatizio sia professionale. Tutto ciò che consiste nel raccogliere, ordinare, formattare, redigere, ricopiare, sintetizzare secondo schemi prevedibili è destinato a valere meno. Per decenni quel lavoro è stato il cuore operativo degli uffici e degli studi professionali. Ora viene compresso dall’automazione intelligente.
Chi resterà fermo alla competenza procedurale rischierà una progressiva marginalizzazione. Chi saprà riconvertirsi verso analisi, controllo, interpretazione, responsabilità e relazione con il cliente potrà invece aumentare il proprio valore. Microsoft, nel Work Trend Index 2025, descrive l’emergere di organizzazioni fondate su team uomo-agente, dove l’IA diventa una risorsa ordinaria del lavoro cognitivo.
La vera frattura non sarà quindi tra uomini e macchine, ma tra professionisti che usano l’IA per salire di livello e professionisti e funzionari che continueranno a vendere attività che l’IA ha già reso abbondanti e che vedranno quindi ridursi il loro prestigio lavorativo ed i guadagni ivi connessi. Excel, per anni simbolo della competenza contabile, diventa così il segno di una transizione più ampia: non basta più saper costruire il foglio. Bisogna saper capire il mondo economico che quel foglio racconta.
[1] CPA – Certified Public Accountant – è la società tecnologica e commerciale dell’AICPA, cioè l’American Institute of CPAs, l’associazione professionale statunitense dei commercialisti certificati, i Certified Public Accountants. CPA si occupa soprattutto di innovazione, strumenti digitali, soluzioni tecnologiche, formazione e report per gli studi contabili e fiscali.
[2] ACCA – Association of Chartered Certified Accountants – è un’organizzazione professionale internazionale, con sede nel Regno Unito, che rappresenta e certifica professionisti della contabilità, revisione, fiscalità, finanza aziendale e controllo di gestione. E’ uno dei principali organismi mondiali per la formazione e qualificazione dei professionisti contabili.
[3] “2025 Generative AI in Professional Services Report“, thomsonreuters.com, 15/4/2025.
[4] “Australian federal court warns lawyers over ‘unacceptable’ use of AI”, The Guardian, 16/4/2026, theguardian.com.


