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Impresa & Finanza

Economia, finanza e tecnologia. Le conseguenze sulle imprese e sulla società.

Impresa

Alea iacta est

Paola Portuese

La sconfitta degli USA contro il Belgio al Mondiale dimostra, sia pur simbolicamente, che arroganza e bullismo non vincono sempre. Lo stesso può dirsi per lo sfoggio di benessere e ricchezza nazionale ed europea, alimentato da indici di borsa in crescita e da aumenti del PIL pronosticati, ma quanto mai ipotetici.

La tradizione proverbiale siciliana recita: “Amùri, biddizzi e dinari ’un si ponnu ammucciàri”, vale a dire: “Amore, bellezza e denaro non si possono nascondere”. È un proverbio che oggi potrebbe essere letto anche al contrario: quando ricchezza e solidità economica devono essere ostentate con eccessiva insistenza, forse significa che non sono più così evidenti.

L’irreale esibizione di potenza economica da parte dell’UE e delle singole nazioni europee appare, alla data odierna, come il fragile vanto di un insieme di Paesi formalmente uniti nell’Unione europea, ma di fatto ancora scarsamente coordinati tra loro. Partner storici, come gli Stati Uniti, ed eterni rivali, come i Paesi asiatici — Cina in primis — sembrano ormai trattare l’Europa più come un interlocutore debole che come un soggetto geopolitico realmente compatto.

Da un lato, le dichiarazioni d’intenti richiedono fonti finanziarie oggettive per essere credibili: si pensi, ad esempio, ai promessi finanziamenti al settore degli armamenti, ancora oggi privi di adeguate coperture. Dall’altro, l’indole nazionale al “gioco delle tre carte”, intesa come capacità di trasformare raggiro, furbizia e manipolazione in dinamiche di potere, è sempre meno tollerata sul piano internazionale.

Si può ingannare qualcuno per sempre e tutti per un po’, ma non si possono ingannare tutti per sempre.

Se anche ciò che resta dell’apparato economico-produttivo nazionale è costretto a sopravvivere attraverso manipolazioni, siano esse finanziarie o politiche, diventa sempre più urgente tornare a valutare l’incentivazione dello sviluppo economico reale, unica via per evitare il progressivo disgregamento dell’attuale stato sociale.

In questo contesto, le banche centrali non hanno più neppure la necessità di aumentare i tassi nominali: un’inflazione ormai strutturale e globale contribuisce infatti a comprimere i tassi reali, favorendo gli investimenti a leva e, soprattutto, il finanziamento dello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, le ripercussioni sui salari e sul tenore di vita dei ceti intermedi sono estremamente negative e difficilmente compensabili nel breve periodo.

Lo sviluppo dell’IA, auspicabile anche per l’Unione europea se intende sopravvivere come soggetto economico dotato di una qualche forma di sovranità industriale, commerciale e tecnologica, dovrebbe allora essere orientato verso un obiettivo più alto della semplice competizione produttiva.

La visione utopica prospettata da Elon Musk immagina un futuro nel quale l’enorme produttività generata da IA e robot potrebbe condurre all’eliminazione della povertà e della scarsità materiale, rendendo meno necessario risparmiare per il futuro o lavorare per sostenersi. In tale prospettiva, l’essere umano dovrebbe poter scegliere se lavorare per interesse personale, status, creatività o senso di scopo.

Il punto decisivo, però, è politico prima ancora che tecnologico: senza redistribuzione, senza investimenti pubblici credibili e senza una strategia europea realmente coordinata, l’intelligenza artificiale rischia di ampliare le disuguaglianze invece di ridurle. Il futuro promesso dall’innovazione non assomiglierà a una liberazione dal bisogno ma all’ennesimo gioco delle tre carte giocato sulla pelle dei ceti medi. Non sarà l’IA a salvare l’Europa se, in modo più o meno condiviso dagli stati ad essa appartenenti, continuerà a fingere di essere una potenza senza saper comportarsi come tale.