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Infrastrutture di pagamento: le carte di credito nel sistema finanziario europeo

Paola Portuese

La dipendenza europea da Visa e Mastercard è diventata, negli ultimi mesi, più di un tema tecnico per addetti ai lavori: è un tema di autonomia strategica. Le infrastrutture di pagamento, pur essendo meno visibili di banconote e monete, sono una componente essenziale dell’integrazione economica e monetaria dell’Unione: senza rotaie comuni e affidabili, anche la moneta unica perde una parte della sua forza operativa.

La Banca centrale europea segnala[1] che circa due terzi delle transazioni con carta nell’area euro sono elaborate da società non europee e che, in diversi Paesi, non esiste un circuito nazionale alternativo. In uno scenario di frizioni commerciali o politiche, questa asimmetria può trasformarsi in una leva: non serve immaginare un interruttore capace di spegnere i pagamenti, basta pensare a regole, costi, priorità tecnologiche, requisiti di compliance o accesso ai servizi decisi fuori dall’Unione. È questa la logica con cui il progetto dell’euro digitale viene spesso presentato: un’infrastruttura pubblica di ultima istanza per i pagamenti digitali, complementare al contante e utilizzabile in tutta l’area euro.

Il tema si intreccia anche con l’evoluzione della finanza digitale. Se la tokenizzazione degli strumenti finanziari si espande, ma il regolamento non avviene in moneta di banca centrale, gli operatori potrebbero ricorrere ad asset privati, incluse le stablecoin. Qui la distinzione è decisiva. Le criptovalute come bitcoin sono asset volatili e non nascono per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta. Le stablecoin, invece, puntano alla stabilità perché ancorate a una valuta e sostenute da riserve, ma restano emesse da soggetti privati: possono quindi creare nuove dipendenze, oltre a rischi di credito, frammentazione del mercato e concentrazione dell’infrastruttura.

In questo quadro, l’euro digitale e, sul fronte wholesale, il regolamento in moneta di banca centrale per operazioni su registri digitali condivisi mirano a evitare che la nuova infrastruttura digitale dei mercati venga colonizzata da strumenti privati o extraeuropei, preservando un ancoraggio pubblico comune.

In sintesi, l’urgenza non deriva dal fatto che l’Europa non abbia una valuta digitale, ma dal fatto che non controlla abbastanza infrastrutture e standard dei pagamenti digitali di massa. Il recente ribasso delle criptovalute ricorda quanto rapidamente possa cambiare il sentiment sui mercati, ma il punto strutturale è un altro: distinguere tra asset volatili e strumenti quasi-monetari come le stablecoin, e decidere se la risposta europea debba essere soltanto industriale, costruendo circuiti e wallet europei, soltanto pubblica, tramite una Central Bank Digital Currency come l’euro digitale, oppure una combinazione delle due.

Il dibattito, però, viene spesso raccontato come se esistesse un’unica strada: o si resta agganciati ai circuiti globali, oppure si introduce una CBDC e il problema è risolto. In realtà le due cose, un circuito europeo delle carte e l’euro digitale, possono nascere anche separatamente. Ed è proprio questa distinzione a spiegare perché oggi Bruxelles e Francoforte si muovono su più binari.

Un circuito o una soluzione paneuropea per i pagamenti può infatti svilupparsi anche senza euro digitale. Un esempio è l’European Payments Initiative, che ha lanciato Wero[2] come wallet basato su bonifici istantanei SEPA, con l’obiettivo di estendere progressivamente l’uso a e-commerce e pagamenti retail su scala continentale. Questa strada punta a creare scala, accettazione e interoperabilità europea senza cambiare la natura della moneta sottostante: le transazioni restano regolate tramite conti bancari e infrastrutture già esistenti.

Resta però un fatto: l’UE dipende ancora in larga misura da soluzioni non UE per l’operatività dei pagamenti con carta, sia sul piano dei circuiti sia su quello dei soggetti che materialmente lavorano le transazioni, i processori. È anche per questo che diventa centrale il tema di una soluzione europea al punto di interazione, capace di rafforzare resilienza operativa e autonomia strategica dei sistemi di pagamento europei[3].


[1] “Harnessing the digital future of payments: Europe’s path to sovereignty and innovation”, speech by Piero Cipollone, Member of the Executive Board of the ECB, at the France Payments Forum event “Digital euro and the future of payments in Europe”, Paris, 15 May 2025.

[2] “Wero set to become Europe’s first unified payment solution“, www.euronews.com, 30/9/2024, Tina Teng.

[3] “Report on card schemes and processors“, ECB, 2025.