Un volto che cambia espressione, una voce che risponde, una memoria che conserva le conversazioni. Non è fantascienza: al CES di Las Vegas, nel gennaio 2026, Lovense ha presentato Emily, un robot umanoide destinato al mercato degli adulti. Come riferito dall’ANSA e mostrato nel video di CNET, il dispositivo unisce un corpo in silicone, movimenti del viso, intelligenza artificiale conversazionale e collegamento Bluetooth.
La novità non è la bambola in sé, ma la prospettiva di un’interazione capace di proseguire nel tempo. Secondo Lovense, Emily è progettata per conservare informazioni sulle conversazioni precedenti, riconoscere le preferenze dell’utente e adattare progressivamente le proprie risposte. Sono previste cinque personalità selezionabili e una versione digitale con cui comunicare attraverso lo smartphone, anche lontano dal dispositivo fisico.
Una memoria artificiale, dunque, non una vera coscienza emotiva. La familiarità deriva dalla personalizzazione del software e dalla possibilità di recuperare informazioni già acquisite.
Sul piano fisico, invece, la tecnologia è ancora limitata. Il prototipo presentato al CES disponeva di una testa motorizzata, capace di ruotare, muovere le labbra e riprodurre alcune espressioni facciali. Il corpo, realizzato in silicone e sostenuto da uno scheletro articolato, può assumere diverse posture, ma deve essere posizionato manualmente: Emily non cammina né muove autonomamente gli arti.
Attraverso il Bluetooth può tuttavia impartire comandi ad accessori erotici esterni compatibili. Nel settembre 2026 Lovense ha presentato a Berlino un secondo prototipo, annunciando ulteriori movimenti reattivi, senza documentare una piena autonomia motoria.
La distinzione resta essenziale: siamo ancora davanti a un prodotto in sviluppo. Ma il cambiamento industriale è già riconoscibile. Non si tratta più soltanto di riprodurre artificialmente il corpo umano, bensì di associare a quel corpo una personalità digitale capace di simulare continuità, familiarità e attenzione individuale. Lovense precisa che è ancora in sviluppo e stima le prime consegne nel primo trimestre 2027, senza garantirle.
La corsa non riguarda una sola azienda. Negli Stati Uniti RealDoll sviluppa compagni artificiali dotati di teste robotizzate e software conversazionali; Lovense ha portato la propria AI Doll anche all’IFA di Berlino nel settembre 2026. Il confine fra industria dell’intrattenimento per adulti, robotica e servizi digitali si sta assottigliando.
C’è poi il mercato. Secondo le stime riportate dal Guardian, il comparto mondiale delle bambole sessuali, non limitato ai modelli con IA, valeva circa 6,6 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe raggiungere 13,4 miliardi nel 2033. Le cifre sono previsioni private, non vendite certificate di robot intelligenti.
Ma il passaggio decisivo è un altro: con sistemi capaci di raccogliere preferenze, dialoghi e comportamenti intimi, il valore economico può spostarsi dall’oggetto ai dati e ai servizi collegati. Il 6 ottobre 2026 RealDoll ha annunciato principi e un comitato consultivo sull’IA relazionale, riconoscendo la necessità di affrontare consenso, confini e rapporti umani.
Quando anche l’intimità diventa programmabile, non si vende più soltanto un corpo artificiale: si mette sul mercato la simulazione di una relazione. In fin dei conti, almeno da questo punto di vista, non proprio una grande innovazione.