Goldman Sachs, in un outlook dal titolo “China’s Economy is Forecast to Grow Faster Tahn Expected in 2026“, del 21.11.2025, 🔗, formula una previsione di crescita per l’economia cinese, negli anni 2026 e 2027, superiore alle previsioni. Le previsioni di crescita del PIL reale sono stimate pari a circa il 5%, ed in ulteriore crescita per i successivi esercizi, a causa dell’espansione trainata dalle esportazioni.
La previsione viene confermata anche dall’andamento delle esportazioni nel 2025, nonostante la politica tariffaria americana dei dazi. L’aumento del PIL viene sostenuto infatti non dalle esportazioni di prodotti con intenso utilizzo di manodopera, ma da export di prodotti di alta tecnologia, in costante rialzo da diversi anni. Gli analisti prevedono che tale incremento delle esportazioni nel settore delle alte tecnologie avverrà a scapito di altri produttori di beni di alta tecnologia come l’Europa ed il Giappone.
L’esportazione massiva di prodotti di alta tecnologia provocherà spinte disinflattive di tali componenti, creando seri problemi di competitività ai concorrenti europei e giapponesi.
La Cina ha realizzato l’importante aumento del 5% del PIL nel 2025 – variazione del PIL “industriale” e non meramente “speculativa” – ed appare pronta a conseguirlo anche per il periodo 2026/2027, grazie all’attenzione ai seguenti fattori di crescita:
– prezzi dell’energia prevedibili e stabili soprattutto per l’industria;
– implementazione di reti elettriche ad alta capacità;
– sviluppo di AI, cloud e semiconduttori;
– 5G/6G;
– mantenimento di bassi margini e volumi elevati con conseguenziale forte spinta all’occupazione.
La competizione tra l’Europa e la Cina, quindi, è sempre più focalizzata su tecnologia, automazione ed AI industriale e non più sulla variabile “costo del lavoro”.
Attualmente in Europa è decisamente aumentata la domanda di energia a causa della rapida espansione dell’intelligenza artificiale e dei nuovi data center – “Accelerating power demand from data centers is poised to boost new energy technologies“, 5.12.2025, goldmandsachs.com, 🔗. Affinchè il vecchio contenente possa competere con la Cina e gli altri concorrenti globali diventa fondamentale garantire la scalabilità delle tecnologie innovative, lo stoccaggio di energia e la modernizzazione delle reti elettriche.
A parere di chi scrive, un contributo notevole allo sviluppo delle esportazioni high-tech cinesi, nonchè alla loro competitività sul piano internazionale, è dovuto soprattutto ai notevoli investimenti in ricerca e sviluppo resi possibili sia dall’investimento cinese nella quantità di laureati STEM – scienza, tecnologia, ingegneria e matematica – 4,7 milioni contro 1,6 milioni degli Stati Uniti – “Laureati Stem, l’Asia si prende il futuro“, di L. Graziani e S. Della Penna, Zetaluiss.it, 15.5.2025, 🔗, sia dalla riprogettazione del proprio sistema educativo.
Come evidenziato nell’articolo sul sito zetaluiss.it: “…il Ministero dell’Istruzione – cinese n.d.a.- ha lanciato un piano triennale che integra l’intelligenza artificiale in tutte le fasi dell’insegnamento, dai metodi didattici ai libri di testo. Le scuole elementari dovranno, quindi, dedicare almeno otto ore all’anno a moduli di IA, robotica e coding. Le medie e le superiori, invece, avranno l’obbligo di nominare almeno un docente con master in discipline STEM e un vice‑preside dedicato alle iniziative scientifiche…. Dietro queste strategie c’è un investimento massiccio nello sviluppo tecnologico: la spesa pubblica cinese per la ricerca sul calcolo quantistico è quattro volte quella statunitense, coprendo oltre la metà degli stanziamenti globali in questo settore. Investimenti che mobilitano anche il settore privato: Tencent, tra le più grandi tech company cinesi, ha annunciato un aumento del 20% del capitale destinato all’intelligenza artificiale, portando il budget a oltre 12 miliardi di dollari.”.
Tale politica economica ha comportato un aumento degli stipendi ed il trattenimento in patria dei propri “cervelli”. Nonostante le rosee previsioni sopra riportate a novembre 2025 l’economia cinese ha mostrato segni di rallentamento, con particolare riferimento alla produzione industriale, alle vendite al dettaglio ed agli investimenti, in aggiunta ad una debole domanda interna ed a pressioni deflazionistiche. Il FMI, “IMF staff completes 2025 article IV mission to the people’s Republic of China“, del 10.12.2025, 🔗, propone per la politica economica cinese un modello di crescita trainato dai consumi interni, accompagnato da un allentamento monetario e da riforme strutturali, che dovrebbero – secondo il FMI – garantire un aumento del PIL cinese di circa 2,5 punti percentuali entro il 2030.


