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Impresa & Finanza

Economia, finanza e tecnologia. Le conseguenze sulle imprese e sulla società.

Impresa

L’odore dei soldi

Paola Portuese

Il 18 luglio 2026 la società statunitense American Efficient, attiva nel settore dell’efficienza energetica, ha chiesto la protezione del Chapter 11, tre mesi dopo che la Federal Energy Regulatory Commission le aveva imposto, insieme alla controllante, sanzioni e restituzioni per circa 1,13 miliardi di dollari: 722 milioni di sanzione civile e 410 milioni di profitti da restituire.

I mercati elettrici statunitensi remunerano anche la capacità futura ottenuta mediante interventi di efficienza energetica quale, ad esempio, la riduzione dei consumi derivante dall’installazione di lampadine LED o apparecchi più efficienti.

Per ricevere quei compensi è però richiesta la condizione che l’operatore possegga o detenga il controllo delle riduzioni energetiche dichiarate.

La FERC ha definito il sistema un “money-for-nothing scheme” nonchè una delle frodi più grandi e sfacciate mai esaminate dall’autorità: quasi mezzo miliardo di dollari sarebbe stato ricavato monetizzando risparmi energetici prodotti da beni che i consumatori avrebbero acquistato comunque.

La società statunitense trasformava in ricavi i risparmi energetici prodotti da beni venduti da altri. Acquistava per pochi centesimi i dati sulle vendite di lampadine, elettrodomestici e altri prodotti efficienti e li utilizzava per rivendicare i compensi riconosciuti dai mercati elettrici alle riduzioni dei consumi. Non installava quei prodotti, non aveva rapporti con i consumatori e, secondo l’autorità federale, non possedeva né controllava i risparmi energetici che monetizzava. Eppure il sistema avrebbe funzionato per circa un decennio, generando centinaia di milioni di dollari, finché la FERC non ha imposto sanzioni e restituzioni per oltre 1,1 miliardi. Tre mesi dopo, la società ha chiesto la protezione del Chapter 11. Prima si interpreta la regola, poi si incassa il mercato. Quando l’interpretazione non regge più, intervengono gli strumenti del diritto della crisi e la protezione dei creditori.

Appare legittimo porsi almeno il dubbio su quale utilità possa avere ai giorni nostri una laurea in economia o in gurisprudenza. La domanda può sembrare assurda o paradossale. Eppure economia e diritto non insegnano soltanto a produrre ricchezza e a rispettare le regole: insegnano anche a riconoscere gli incentivi, sfruttare le asimmetrie informative, distribuire il rischio e individuare il punto esatto in cui una norma smette di essere un limite e diventa materia d’interpretazione. Competenze che, evidentemente, non appartengono soltanto alle università. Chi metterebbe in discussione le capacità organizzative – per non dire manageriali – dei clan internazionali dediti al narcotraffico, la loro conoscenza dei mercati o la loro propensione al rischio? Chi riesce a fare impresa nell’attuale ambiente economico impara presto a riconoscere le dinamiche che lo governano.

Ma è impresa quella derivante da una frode ben congeniata?

Una frode può generare liquidità e consentire di contabilizzare fatturato, almeno temporaneamente, ma non crea necessariamente ricchezza: più spesso la trasferisce, sottrae capitali alle attività produttive e lascia al mercato i costi della sfiducia che ha generato.

I mercati illegali più riconoscibili – ad esempio il già citato narcotraffico – obbediscono alle regole economiche della domanda e dell’offerta, degli incentivi, del rischio, della concorrenza e della distribuzione fortemente diseguale dei redditi. Il narcotrafficante vende illegalmente un prodotto per il quale esiste una domanda reale. In alcune frodi si compie un passaggio ulteriore: si può fare a meno persino del prodotto o della domanda, purché si riesca a simularne contabilmente l’esistenza. In alcune imprese il confine tra rappresentazione e creazione contabile scorre infatti sul filo del rasoio.

Quando i numeri smettono di reggere, comincia il lavoro degli avvocati. Nel caso di American Efficient l’impresa non avrebbe falsificato l’esistenza delle lampadine o degli elettrodomestici. Avrebbe invece trasformato il possesso dei dati sulle vendite nella pretesa di possedere il valore economico dei risparmi energetici. Il prodotto vero era l’interpretazione della regola.

Ancora più illuminante è il caso di Aspiration Partners, la fintech ‘verde’ che prometteva servizi finanziari sostenibili e programmi di riforestazione. Il suo cofondatore Joseph Sanberg, condannato nel giugno 2026 a quattordici anni di carcere per una frode da 248 milioni di dollari secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, aveva trovato un modo assai più rapido per far crescere l’impresa: finanziava segretamente alcuni presunti clienti affinché pagassero Aspiration, che registrava quei pagamenti come ricavi autentici e li mostrava agli investitori come prova dell’esistenza di un mercato. Una lettera falsamente attribuita al comitato di revisione attestava inoltre la disponibilità di 250 milioni di dollari, quando la società disponeva in realtà di meno di un milione. Produrre fatturato, se il denaro può compiere un giro abbastanza lungo da perdere memoria della propria origine, può essere più semplice che vendere beni o servizi. Certi amori fanno giri immensi e poi ritornano.  Alcuni capitali fanno lo stesso, ritornano contabilizzati come ricavi. Per simulare un’impresa infatti il mercato può non essere reale ma frutto di un raggiro contabile: l’importante è convincere gli investitori.

Produrre un bene od un servizio richiede capitali, lavoro, tecnologia e clienti – e magari qualche competenza effettiva -. Produrre un ricavo, talvolta, richiede soltanto un pagamento circolare e qualcuno disposto a contabilizzarlo.

Ora, tornando alla domanda sulla validità degli studi economici o giuridici ai giorni nostri, queste attività illegali, indubbiamente produttive di liquidità, sono da considerarsi alla pari dei narcotraffici? Qual è il valore aggiunto in termini economici di una frode ben congeniata? Il denaro, si dice, non ha odore. Ma quando il fatturato precede il prodotto, i clienti sono finanziati dal venditore e il diritto arriva soltanto dopo che il mercato ha pagato, forse basterebbe imparare ad annusarlo prima.