Evitare di affrontare il tema dell’applicazione dell’IA al pubblico impiego non risolve il problema fondamentale: il costo della pubblica amministrazione è oggi congruo rispetto ai servizi che offre al cittadino?
Senza inerpicarci sulle ragioni economiche dell’esistenza della pubblica amministrazione, appare doveroso, almeno sporadicamente, chiedersi quali risultati offra oggi al cittadino e se la sua struttura debba essere ripensata. Anche il gettito IRPEF e le addizionali collegati agli stipendi pubblici fanno parte del conto, ma derivano da retribuzioni finanziate dalla stessa spesa pubblica.
Con l’attuazione del PNRR abbiamo assistito a una forte espansione degli interventi pubblici in molti settori finanziati: lavori pubblici, servizi al cittadino, sanità. Ma quali i risultati? Non si cerca, almeno in questa sede, di fornire una valutazione a consuntivo di competenza di altri e ben più autorevoli organi statali in materia di valutazione economica delle politiche pubbliche. Ma si propone una semplice riflessione sullo stato dell’arte alla data odierna. A che punto siamo nella nostra immensa e meravigliosa pubblica amministrazione? Il problema scavalca i confini nazionali e si estende ai Paesi dell’UE e al di fuori dell’Unione. In generale si tratta di un quesito a cui nessuno, ma proprio nessuno, vorrebbe mai essere tenuto a rispondere.
Considerata la struttura per età del pubblico impiego italiano, una prima ipotesi sarebbe naturale: ridurre il ricambio, non sostituendo tutti coloro che vanno in pensione. E nel frattempo? Tutto come prima? Come se nulla fosse?
I Paesi Bassi, bisogna ammetterlo, armati di considerevole coraggio, hanno proposto un piano per la riduzione dei costi della propria amministrazione centrale di circa 900 milioni di euro nel 2027 e di 3,5 miliardi annui dal 2035, stimando una riduzione equivalente a circa 25.000 posti a tempo pieno distribuita su più anni. Nel programma rientrano intelligenza artificiale, semplificazione delle regole, sistemi informatici comuni e riorganizzazione. L’entità della riduzione prevista è già nella comunicazione politica, ma il contributo specifico della tecnologia deve ancora essere dimostrato. Quali le conseguenze stimate sul gettito fiscale legato a quei redditi? Quali le conseguenze sui servizi pubblici?
Il progetto è descritto in una lettera inviata al Parlamento il 26 ottobre 2026 dal sottosegretario Eric van der Burg. Riguarda soprattutto gli uffici dell’amministrazione centrale, come ministeri, ispettorati e strutture che erogano servizi pubblici. Alla fine del 2025, questi uffici avevano un organico equivalente a circa 160.000 posti a tempo pieno. Il piano non riguarda quindi tutto il pubblico impiego olandese e prevede alcune esclusioni, tra cui polizia e difesa.
Per raggiungere questo obiettivo, il governo vuole eliminare o semplificare obblighi, divieti e prescrizioni che gravano su cittadini, imprese e professionisti. Il programma prevede 750 regole da modificare tra luglio 2026 e dicembre 2027 e 500 all’anno dal 2028. Gli interventi possono consistere anche nel ridurre la frequenza delle rendicontazioni, semplificare i moduli o evitare richieste ripetute degli stessi dati.
Per comprendere il significato nel contesto italiano, si pensi all’obbligo delle amministrazioni di compilare ogni anno il Conto annuale del personale, comunicando quanti dipendenti hanno e quanto costano. Una semplificazione analoga potrebbe consistere nell’eliminare la compilazione separata dei prospetti per i dati acquisibili automaticamente dai sistemi che gestiscono il personale e gli stipendi. Resterebbero le informazioni e i controlli, verrebbe meno il lavoro necessario a reinserire quei dati.
Il piano olandese vuole inoltre consentire agli uffici di scambiarsi più facilmente le informazioni e utilizzare sistemi informatici comuni. Anche l’intelligenza artificiale dovrebbe contribuire ai risparmi, ma il programma specifico sul suo impiego è annunciato per il primo trimestre del 2027. Non è dunque ancora stabilito quanta parte della riduzione del personale dipenderà effettivamente dall’IA.
Il piano olandese richiama l’esperienza del DOGE, l’iniziativa avviata nel 2025 dall’amministrazione Trump, con il coinvolgimento di Elon Musk, per ridurre i costi del governo federale statunitense. Negli Stati Uniti la riduzione del personale è passata attraverso limitazioni alle assunzioni, incentivi alle dimissioni e al pensionamento e licenziamenti. Si è trattato quindi di scelte organizzative e politiche: la riduzione del personale non può essere considerata automaticamente una sostituzione dei lavoratori con l’intelligenza artificiale. L’esperienza americana ha purtroppo mostrato quanto sia necessario verificare i risparmi annunciati. Nel rapporto del 6 agosto 2026, il Government Accountability Office, l’organismo che controlla l’impiego delle risorse pubbliche per conto del Congresso, ha rilevato che alcune stime pubblicate dal DOGE sulla cancellazione di contratti, sovvenzioni e locazioni erano errate o prive di prove sufficienti. Il confronto suggerisce dunque una domanda anche per i Paesi Bassi: quanto si risparmierà grazie a strumenti che consentono di lavorare meglio e quanto, invece, perché lo Stato svolgerà meno attività? Per rispondere bisognerà guardare ai costi effettivamente eliminati e alle conseguenze sui servizi, oltre che al numero dei dipendenti rimasti.
Il documento olandese ricorda prudentemente che, nelle precedenti esperienze considerate, l’introduzione di strumenti digitali non ha prodotto le riduzioni di costi e personale promesse. Per ottenere effettivi risparmi di spesa non basta infatti informatizzare: diventa indispensabile decidere quali compiti svolgere diversamente, quali ridurre e quali non svolgere più.
Queste scelte hanno conseguenze diverse. Eliminare una pratica inutile — quella burocrazia che finisce per alimentare sè stessa — significa semplificare il lavoro degli uffici e la vita dei cittadini. Ridurre un servizio pubblico può invece lasciare insoddisfatte intere collettività di cittadini che ne beneficiavano. Anche il controllo dei risultati richiede lavoro qualificato. La capacità liberata in termini di forza lavoro potrebbe servire a smaltire arretrati o rafforzare controlli insufficienti, senza tradursi automaticamente in esuberi.
Se l’impiego dell’IA nelle amministrazioni pubbliche e nelle imprese private riducesse stabilmente i redditi da lavoro senza generarne altri equivalenti, potrebbe diminuire anche il gettito IRPEF. La questione ha un peso concreto: nel 2025 le ritenute sui redditi di lavoro dipendente e pensione hanno raggiunto circa 190,5 miliardi di euro, pari al 30,6% delle entrate tributarie erariali rilevate dal MEF. Quasi un terzo del totale.
Una parte maggiore della ricchezza potrebbe invece concentrarsi in utili e rendite, senza assicurare allo Stato un gettito equivalente. Sugli stipendi il prelievo avviene direttamente attraverso il datore di lavoro; sui profitti operano regole diverse e conta anche il Paese nel quale vengono tassati. Uno studio dello staff del FMI, pubblicato nel giugno 2024, ha esaminato proprio questo rischio: la perdita di entrate quando diminuisce la quota di reddito destinata al lavoro e il capitale è tassato meno efficacemente.
Per la pubblica amministrazione, quindi, il conto dovrebbe comprendere anche dove finiscono i pagamenti ai fornitori tecnologici e quali entrate fiscali producono, confrontando costi e benefici con quelli dei sistemi già utilizzati.
La riduzione dei dipendenti pubblici, tuttavia, non implica che scompaia tutto il gettito collegato ai loro redditi: il reddito di un nuovo impiego può conservarne una parte e anche le pensioni sono generalmente tassate. Inoltre, il minor gettito va confrontato con la spesa retributiva risparmiata, i costi della tecnologia e della transizione e gli eventuali sostegni al reddito. La verifica riguarda quindi il saldo complessivo per le amministrazioni pubbliche, oltre alla qualità dei servizi.
In Italia una riduzione dei redditi imponibili potrebbe ripercuotersi anche sulle addizionali regionali e comunali. Per quella comunale rileva il domicilio fiscale del contribuente, non la sede del suo ufficio: l’ente che risparmia sul personale non coincide necessariamente con quello che perde gettito. Si potrebbe quindi ipotizzare una distribuzione diseguale dei risultati: un risparmio per un’amministrazione centrale, minori entrate per alcuni territori, maggiore domanda locale di sostegno sociale.
Una valutazione seria della riorganizzazione della PA dovrebbe misurare il costo per pratica correttamente conclusa, i tempi di attesa, gli errori, il contenzioso e l’accessibilità dei servizi.
Il caso olandese offre comunque un punto di osservazione concreto, con obiettivi di riduzione e una tecnologia ancora da tradurre in risultati misurabili. A parere di chi scrive, con particolare riferimento al contesto nazionale, continua a ricevere troppo poca attenzione la qualità dei servizi essenziali e delle infrastrutture di interesse collettivo: acquedotti, fognature, reti viarie, trasporti, infrastrutture elettriche. Quando esistono alternative private, chi può se le paga di tasca propria, chi non può «va a piedi». L’intera macchina pubblica necessita di essere ripensata e riprogettata. Al di fuori e al di sopra di ogni stigma e preconcetto. Perché qualcosa deve pur muoversi.
Fonti
Governo dei Paesi Bassi e Parlamento olandese. Comunicato del 26 ottobre 2026 sul piano per un’amministrazione più semplice ed efficiente.
U.S. Government Accountability Office. DOGE Information on Personnel and Ethics Activities, GAO-26-108403, 5 agosto 2026, sul ruolo di Musk.
Fondo monetario internazionale. Brollo e altri, Broadening the Gains from Generative AI The Role of Fiscal Policies, Staff Discussion Note SDN/2024/002, giugno 2024, sezione Upgrading Tax Systems, pp. 20–22 del testo. Le analisi sono degli autori.
Camera dei deputati. La fiscalità degli enti territoriali, in particolare la sezione sull’addizionale comunale IRPEF e sul domicilio fiscale.
Commissione europea. Recovery and Resilience Facility Annual Report 2026, 7 ottobre 2026, sullo stato di attuazione e sulla chiusura del dispositivo.
Fonte: MEF – Dipartimento delle Finanze, Bollettino delle entrate tributarie, gennaio–dicembre 2025, dati riportati dalla Camera dei deputati nelle schede Tassazione delle persone fisiche e Lotta all’evasione fiscale e attività di riscossione. Elaborazione: le ritenute IRPEF sui redditi di lavoro dipendente e pensione, pari a 190.468 milioni di euro, rappresentano il 30,6% delle entrate tributarie erariali, pari a 622.132 milioni di euro, rilevate secondo il criterio della competenza giuridica.
Fonti consultate il 28 ottobre 2026.


