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ARTI USA–Argentina: a rischio le tutele agroalimentari Dop e Igp

Paola Portuese

Con la firma del 5 febbraio 2026[1], Stati Uniti e Argentina hanno messo nero su bianco l’Agreement on Reciprocal Trade and Investment (ARTI)[2]: un’intesa ampia che non si limita a tagliare dazi, ma punta a ridisegnare regole, standard e corsie preferenziali del commercio bilaterale. Il punto più controverso[3], per l’Europa, riguarda la tutela dei nomi legati all’origine: il testo introduce un impianto che, di fatto, sposta l’ago della bilancia a favore di un uso più libero delle denominazioni alimentari.

Dazi e quote: la cornice di reciproco accesso al mercato

L’accordo apre con un meccanismo di riduzione tariffaria tramite allegati e schedulazioni, includendo anche tariff-rate quotas (TRQ) per alcune categorie merceologiche. Le TRQ consistono in contingenti a dazio agevolato – o pari a zero – entro una certa quantità, per specifici prodotti originari degli Stati Uniti – in Appendix 1 al trattato – gestiti secondo l’ordine cronologico di arrivo delle richieste di importazione – meccanismo first-come, first-served -.

Barriere non tariffarie: l’allineamento agli standard Usa

Nell’articolo 2.2 (Technical Regulation, Standards, and Conformity Assessment) l’Argentina si impegna a facilitare l’ingresso di prodotti statunitensi che rispettino standard e procedure di conformità Usa o internazionali, “…without additional conformity assessment requirements“, vale a dire senza requisiti aggiuntivi di conformità. Al paragrafo 2 dell’articolo si afferma altresì testualmente: “technical regulations… do not operate as disguised restrictions on bilateral trade, and shall remove existing technical barriers to trade in areas that undermine reciprocity, including requirements for duplicative or unnecessary testing or conformity assessment.”. Il pacchetto include inoltre alcune semplificazioni doganali (pre-arrivo, digitalizzazione, procedure paperless).

L’articolo 2.2 dell’ARTI non interviene nominalmente sulle Dop e Igp, ma può diventare una leva decisiva contro tali tutele. Il testo impegna infatti l’Argentina a far entrare i beni originari USA che rispettino standard o procedure di conformità statunitensi o internazionali “senza requisiti aggiuntivi di valutazione della conformità”.

In pratica, se Buenos Aires – su richiesta UE – provasse a irrigidire controlli, documentazione o regole tecniche (ad esempio su etichettatura e verifiche necessarie a limitare l’uso di denominazioni evocative), Washington potrebbe sostenere che si tratta di oneri extra, duplicativi o non necessari, contrari alla logica dell’accordo. Il risultato è un quadro in cui diventa più difficile reintrodurre paletti tecnici per arginare imitazioni e Italian sounding, proprio mentre altri articoli dell’ARTI rendono già più permissivo l’uso di termini alimentari sensibili.

Digitale: stop a tasse discriminatorie e più libertà di circolazione dei dati

Nella sezione digitale l’Argentina si impegna a non introdurre digital services tax o imposte simili discriminatorie e a favorire il commercio digitale. Nel perimetro rientrano anche temi sensibili come flussi di dati e strumenti di cooperazione su cybersecurity.

Il capitolo che fa tremare Dop e Igp

La stretta dell’ARTI sulle Indicazioni Geografiche si gioca anzitutto sull’articolo 2.4 (Geographical Indications), dove il criterio di tutela viene impostato in modo rovesciato rispetto all’approccio europeo: l’Argentina si impegna a consentire l’uso di un termine in relazione a merci statunitensi quando non sia dimostrabile che esista una “quality, reputation, or other characteristic” “essentially attributable” all’origine geografica. In altre parole, la protezione non è più la regola: spetta alla parte che rivendica la tutela dimostrare la connessione sostanziale fra nome e territorio secondo la metrica dell’accordo.

Ma il passaggio decisivo arriva con l’articolo 2.5 (Cheese and Meat Terms), che introduce una vera e propria blindatura di mercato: Buenos Aires non potrà apporre “restrict market access” ai prodotti USA per il “mere use” di una lunga lista di denominazioni. L’elenco è contenuto nell’Annex II e comprende nomi che evocano direttamente tipicità italiane ed europee: dai formaggi (Asiago, Burrata, Fontina, Gorgonzola, Grana, Mascarpone, Mozzarella, Parmesan, Pecorino, Provolone, Ricotta, Romano) ai salumi (Bologna, Capocollo/Capicola, Mortadella, Pancetta, Prosciutto, Salame), oltre a molte denominazioni storiche di altri Paesi UE.

La conseguenza pratica è un rischio di cristallizzazione della genericità: una volta che quei nomi vengono trattati come liberamente utilizzabili in un mercato grande come quello argentino, diventa molto più difficile – politicamente e giuridicamente – tornare indietro nei negoziati futuri o chiedere riconoscimenti più forti per Dop e Igp. Più si normalizza l’uso commerciale di quei termini su prodotti non originali, più si riduce lo spazio per ripristinare tutele esclusive, con un impatto diretto sul contrasto all’Italian sounding.

Sicurezza economica e nazionale: l’asse politico dietro il commercio

Il trattato contiene un capitolo che lega commercio e sicurezza: prevede azioni complementari quando Washington adotta misure ritenute rilevanti per la propria sicurezza, cooperazione su export control e investimenti sensibili, e impegni ulteriori su alcune filiere strategiche.

Investimenti e materie prime critiche

L’ARTI punta a facilitare investimenti Usa in settori chiave – energia, infrastrutture e soprattutto minerali critici – con impegni argentini a rendere più rapidi i percorsi autorizzativi e a creare condizioni paritarie di equa concorrenza, anche rispetto a imprese pubbliche o controllate.

Entrata in vigore e flessibilità

L’accordo entrerà in vigore 60 giorni dopo lo scambio delle notifiche sul completamento delle procedure interne; prevede inoltre strumenti di revisione, consultazioni e persino la possibilità di terminazione con preavviso.


[1] La data di sottoscrizione è il 5/2/2026 e non il 12/2/2026. Si veda “Argentina ad US sign a major trade deal to slash tariffs and boost a political alliance”, apnews.com, 6/2/2026, I. Debre.

[2] Il testo dell’accordo ARTI, sotto disponibile per il download, è disponibile al sito ustr.gov.

[3] Si veda in merito la nota Coldiretti: “Mercosur: accordo Usa-Argentina apre a falsi e fa saltare protezione eccellenze tricolori”, 12/2/2026, coldiretti.it.