C’è un filo rosso che collega molte delle notizie di queste settimane: la distanza tra il racconto che domina i titoli e ciò che, invece, emerge dai dati. Quattro temi apparentemente diversi – economia tedesca, scommesse sul deprezzamento del dollaro, incidenza dei dazi USA e crolli in Borsa legati all’IA – ma tutti convergono su una domanda: chi paga davvero e dove sta il rischio reale?
Germania: crescita sì, ma in un contesto di debolezza strutturale
Il primo tassello riguarda la Germania. La DIHK[1] (Deutscher Industrie- und Handelskammertag, l’organismo di coordinamento delle Camere di Commercio e Industria tedesche) ha rivisto al rialzo le stime di crescita, ma con un chiaro messaggio: serve un anno di riforme per trasformare un rimbalzo congiunturale in ripresa sostenibile. L’indice sul clima d’affari è salito leggermente, restando però ben sotto la media storica. Le imprese continuano a segnalare rischi strutturali: domanda interna debole, costi del lavoro in aumento, incertezza sulle politiche economiche e prezzi elevati di energia e materie prime. Il quadro che ne esce è quello di un motore che gira, ma non accelera: il problema non è un singolo shock, è una combinazione di competitività, burocrazia e costi.
Svalutazione del dollaro e Treasury
Il secondo tassello è la paura di una svalutazione del dollaro[2] e, in parallelo, un deterioramento del valore – o della sicurezza – dei Treasury. È indispensabile saper valutare se i rischi fiscali e di offerta di debito stiano pesando soprattutto sul mercato dei Treasury.
Questo tema diventa ancora più sensibile in vista del prossimo cambio al vertice della Federal Reserve: ogni transizione di leadership può modificare le aspettative su inflazione, tassi e gestione della liquidità, e dunque il premio per il rischio richiesto dagli investitori sui titoli di Stato[3]. Se il mercato iniziasse a prezzare una FED percepita come meno indipendente, l’effetto potrebbe vedersi prima sui Treasury che sul dollaro, con rendimenti più volatili e un premio per il rischio più alto per detenere debito USA.
Dazi USA: chi sostiene l’onere e perché il gettito 2025 non è arrivato dall’estero
Il terzo tema, strettamente connesso, è quello dei dazi. Qui il linguaggio tecnico aiuta a smontare un equivoco ricorrente: i dazi li pagano gli importatori alla dogana, ma l’incidenza può ricadere su chi esporta solo se gli esportatori abbassano i prezzi. Gli studi basati su dati fino a novembre 2025[4] indicano che gran parte dell’incidenza è rimasta negli Stati Uniti: per molti mesi oltre il 90%, con una traslazione sui prezzi d’importazione molto elevata. Verso fine anno la quota assorbita dagli esportatori esteri sembra aumentare un po’, ma resta minoritaria. Questo significa che l’aumento del gettito da dazi nel 2025 è stato finanziato soprattutto da imprese e consumatori statunitensi, tramite prezzi più alti e/o margini più bassi lungo la filiera. In parallelo, le catene di fornitura si sono riorganizzate[5].
Maruti Suzuki e l’EV a batteria a noleggio: quando l’innovazione è nel modello di costo
L’esordio elettrico di Maruti Suzuki in India[6]: non solo un nuovo modello, ma un piano di noleggio batteria a consumo con tariffa per chilometro. Al di là del singolo prezzo, l’adozione dell’elettrico non passa solo da tecnologia e autonomia, ma da come si distribuisce il costo nel tempo e da quanto diventa prevedibile per il cliente.
Broker logistici e IA
La vicenda dei broker logistici[7]: un ribasso da paura dell’IA scatenato dalle dichiarazioni di una piccola società che si presenta come sostituto dei broker. Ma la realtà descritta è opposta: i grandi broker hanno già adottato l’IA per comprimere tempi e costi, riducendo ad esempio il ciclo preventivazione-incasso da minuti a secondi. La vera minaccia è normativa: una decisione della Corte Suprema USA potrebbe aprire alla responsabilità civile dei broker per incidenti causati dai vettori che ingaggiano. Se così fosse, aumenterebbero i costi assicurativi, si restringerebbe il bacino di trasportatori utilizzabili e salirebbero i costi complessivi del trasporto. Non sempre ciò che spaventa il mercato è ciò che può danneggiare davvero un settore.
[1] “German economy remains stuck and set for just 1% growth in 2026, chamber of commerce says”, reuters.com, M. Martinez, 17/2/2026.
[2] “Why investors are getting the US debasement trade all wrong“, 16/2/2026, reuters.com, J. Klement.
[3] “Investors expect ‘Warsh trade’ to weaken dollar, BofA survey shows“, FT, 17/2/2026, R. Rees and E. Herbert.
[4] “Who is Paying for the 2025 U.S. Tariffs?”, libertystreeteconomics.newyorkfed.org, 12/2/2026, M. Amiti, C. Flanagan, S. Heise, D.E. Weinstein.
[5] “US businesses and consumers pay 90% of tariff costs, New York Fed says“, 12/2/2026, FT, M. McCormick and C. Jones.
[6] “Suzuki launches maiden EV in India with battery rental plan to lower upfront costs“, reuters.com, N. Mandayam, 17/2/2026.
[7] “Freight Brokers Face a Threat, But It’s Not From AI“, 13/2/2026, bloomberg.com, T. Black.


